La rianimazione

Affrontiamo ora la situazione più drammatica.

La persona non risponde e non respira. E' in arresto cardiorespiratorio. A questo punto è necessario un piccolo approfondimento sull'argomento prima di affrontare le manovre da effettuare.

Quando il cuore si ferma il sangue non scorre più nei vasi e di conseguenza l'ossigeno non arriva più alle cellule. Ogni organo ha una sensibilità diversa alla carenza di ossigeno. In parole povere esistono tessuti che possono sopravvivere anche per diversi minuti o ore o riprendere le loro funzioni normali dopo un certo lasso di tempo. Le cellule nervose purtroppo sono le più sensibili alla carenza di ossigeno. Già dopo pochi minuti si manifestano i primi segni di sofferenza e nell'arco di circa 5 -10 minuti vanno incontro ad un danno irreversibile e alla morte.

Per questo motivo se troviamo una persona in arresto cardiaco e non facciamo niente può anche succedere che poi arrivi l'ambulanza e i soccorritori riescano a far ripartire il cuore ma con conseguenze permanenti sul nostro sistema nervoso. Detto questo appare chiaro e fondamentale il nostro ruolo sul luogo dell'incidente.

Se arriviamo per primi e ci troviamo in questa situazione solo noi possiamo tentare di garantire una certa ossigenazione delle cellule cerebrali in attesa del medico di urgenza.

Ricominciamo quindi da capo. Arrivo sul luogo dell'incidente. Una persona è a terra. La chiamo e non mi risponde. Valuto la respirazione e mi accorgo che non respira. A questo punto chiamo il 118 ed inizio le manovre rianimatorie.

Ora vi chiederete: ma come, non controllo se c'è un polso? La risposta è no.

Valutare il polso carotideo è una manovra che richiede esperienza. Rischieremmo di sentire un polso che non c'è o non sentirne uno presente. Un infortunato che non respira o è in arresto cardiaco o di li a poco il cuore si fermerà per mancanza di ossigeno.

Parto dal massaggio cardiaco. Eseguo 30 compressioni. Finite le compressioni passo alle ventilazioni. Ne eseguo due e quindi riprendo con il massaggio. Di seguito verrà spiegata la tecnica per entrambe le manovre.

TECNICA DI ESECUZIONE DEL MASSAGGIO CARDIACO

Partiamo con alcuni cenni di anatomia. Il cuore è posizionato al centro del torace tra lo sterno, la colonna vertebrale e i due polmoni. Ha la forma di un cono con un asse obliquo rivolto verso l'avanti, il basso e la sinistra. Per circa due terzi si trova quindi a sinistra della linea mediana. Appoggia sul diaframma, struttura muscolare che separa la cavità toracica da quella addominale. Il massaggio cardiaco ha la funzione di comprimere il cuore tra lo sterno e il dorso del paziente in modo da svuotarlo e permettere al sangue di circolare nei vasi. Per eseguirlo correttamente è necessario conoscere le seguenti manovre che andrebbero provate più volte.

La persona deve essere stesa in posizione supina su di una superficie rigida. Il massaggio praticato su di un materasso ha gran poca efficacia. Il torace deve essere libero da indumenti; se ho eseguito correttamente la sequenza lo avrò già scoperto per valutare la respirazione.

Mi inginocchio a lato del paziente. Per cercare il punto ove praticare le compressioni in passato si usavano varie tecniche.

Attualmente la manovra consigliata, perché immediata è la seguente: si posizionano le mani al centro del torace sulla parte centrale dello sterno all'altezza dei capezzoli.

E' importante non stare troppo in basso sulla punta perché in questo modo si possono procurare dei traumi addominali. E' altrettanto importante non stare troppo in alto perché altrimenti il massaggio è inefficace. Se le mani non sono in centro al torace ma di lato sulle coste si rischiano anche delle fratture.

Queste sono possibili anche quando le mani si trovano nella posizione corretta e non devono essere motivo di interruzione del massaggio stesso. Ricordiamo che ci troviamo di fronte ad una persona in arresto cardiorespiratorio e ciò ha la priorità su tutto. Solo la parte inferiore del palmo della mano deve appoggiare sullo sterno. Le dita dell'altra mano posta sopra la prima devono essere incrociate.

Se comprimiamo il torace con l'intera mano andiamo ad esercitare una pressione anche sulle coste con i rischi già spiegati sopra. Le braccia durante le compressioni devono essere tese e perpendicolari al torace del paziente. Se pieghiamo i gomiti non utilizziamo l'energia necessaria e perdiamo forza ed efficacia. Inoltre ci stancheremo precocemente.

Un massaggio ben eseguito è molto faticoso. Il torace deve essere abbassato di circa 4-5 cm. Le mani non devono mai perdere il contatto, le compressioni devono essere il più fluide possibili e non dei colpi. Ogni volta che comprimiamo dobbiamo successivamente rilasciare per permettere al cuore di riempirsi di sangue. La durata delle compressioni è uguale a quella delle distensioni. La frequenza che dobbiamo mantenere è di circa 100 compressioni al minuto.

TECNICA DI ESECUZIONE DELLE VENTILAZIONI

La ventilazione si può effettuare fondamentalmente con due tecniche: la respirazione bocca a bocca e quella bocca naso. Poiché la seconda si usa solitamente solo quando non sia possibile la prima, spiegherò solo questa.

Ci si inginocchia a lato del paziente vicino alla testa. La testa deve essere iperestesia come nella manovra di controllo del respiro. Per farlo devo appoggiare una mano sulla fronte e l'altra sotto il mento. Anche questo movimento va eseguito il più lentamente possibile.

Con il pollice e l'indice della mano che ho sulla fronte devo chiudere il naso mentre con l'altra mano cerco di tenere aperta la bocca del paziente o perlomeno di non esercitare una pressione sotto il mento. A questo punto devo insufflare l'aria. Prendo un respiro normale e soffio la mia aria nella bocca del paziente. Le mie labbra devono essere appoggiate intorno alla bocca della persona. Subito ruoto la testa verso il torace per vedere se si muove, ovvero se l'aria esce. Eseguo una seconda ventilazione.

La ventilazione è una manovra che può suscitare per ovvii motivi un rifiuto in chi la deve eseguire su di un estraneo. Vorrei subito precisare che il personale laico non è tenuto per legge ad eseguire tale tecnica se non se la sente. In tal caso può limitarsi al solo massaggio cardiaco da eseguire senza interruzioni mantenendo una frequenza di circa 100 compressioni al minuto. In ogni caso vorrei anche tranquillizzare chi legge perché è davvero raro contrarre una malattia ventilando una persona. Esistono comunque in commercio i cosiddetti "face shield" che sono dei piccoli teli plastificati con un filtro di carta al centro che si possono utilizzare per eseguire questa manovra.

LA RIANIMAZIONE A DUE SOCCORRITORI

Nel caso in cui non siamo soli ma è presente una seconda persona che è in grado di effettuare la rianimazione di base possiamo agire nel seguente modo. Noi assumiamo il ruolo di leader e valutiamo l'infortunato sempre seguendo i passaggi spiegati sopra. Nel frattempo il secondo chiama il 118 e riferisce quello che noi valutiamo (ad esempio persona incosciente che non respira). A questo punto noi iniziamo con le compressioni mentre l'altro si prepara alla testa per iniziare con le ventilazioni appena noi terminiamo il nostro ciclo (per questo motivo è sempre importante contare a voce alta) effettua due insufflazioni e io riprendo quindi a massaggiare. Quando sono stanco chiedo il cambio alla fine di un mio ciclo, il secondo effettua due ventilazioni e quindi si sposta verso il torace, rimanendo sullo stesso lato, per iniziare le compressioni.

Fino a quando continuare la rianimazione?

- Fino all'arrivo del personale sanitario: noi non possiamo decidere quando la rianimazione non ha più un senso, solo un medico può diagnosticare la morte e decidere l'interruzione delle manovre;

- Fino all'esaurimento delle forze: il massaggio cardiaco è molto faticoso e potremmo trovarci nella condizione di non riuscire più ad andare avanti;

- Fino alla comparsa di qualche segno di vita: se osservo un movimento o un colpo di tosse controllerò se c'è il respiro e in caso positivo interromperò la rianimazione, verificherò lo stato di coscienza e se assente metterò l'infortunato in posizione laterale di sicurezza.

In tutti gli altri casi dobbiamo proseguire!!

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