Primo soccorso

I diversi tipi di trauma e lo stato di shock

Lo stato di shock consiste in una alterazione dell'apparato cardiocircolatorio.

Esistono diversi meccanismi attraverso cui si può realizzare ma per quanto riguarda gli incidenti stradali due sono gli eventi principali: la perdita di sangue e i gravi traumi vertebromidollari.

In entrambi i casi il risultato finale è una diminuzione della irrorazione sanguigna e quindi un insufficiente apporto di ossigeno alle cellule dei vari tessuti.

Inizialmente tali fenomeni sono reversibili ma se i fattori che hanno determinato lo shock non vengono prontamente corretti si assiste ad una progressione verso un danno irreversibile e quindi alla morte del paziente. E' di fondamentale importanza riconoscere questa grave situazione e provvedere alle manovre adeguate.

Analizziamo quindi il primo caso.

Se una persona subisce un trauma ed inizia a perdere sangue il sistema circolatorio si svuota. Il nostro organismo mette in atto una serie di meccanismi di difesa "restringendo i vasi" e dirottando il sangue principalmente verso gli organi più importanti. La cute diventa fredda e pallida, il polso rapido e quando il compenso non è più sufficiente la pressione scende. Le lesioni attraverso cui l'infortunato può perdere sangue sono rappresentate dalle emorragie esterne e quindi evidenti, da quelle interne, come spiegato dopo, e dalle fratture. In questi ultimi due casi la dinamica dell'incidente, il racconto di eventuali testimoni o le informazioni da parte del paziente ci possono aiutare ad orientarci in tale direzione.

Come sempre le lesioni devono essere sospettate fino a prova contraria. Come prima cosa quindi devo valutare se ci sono delle emorragie evidenti e cercare di tamponarle con le manovre spiegate dopo. La protezione termica è di fondamentale importanza nello stato di shock e in generale in tutti gli infortuni. La perdita di calore può aggravare ulteriormente la situazione.

Provvediamo quindi a procurarci una coperta (esistono quelle pieghevoli sottilissime da poter mettere nel bagagliaio, vedi dopo) o degli indumenti.

Esiste una cosiddetta posizione antishock che prevede il sollevamento degli arti inferiori per favorire la circolazione verso gli organi vitali ma può essere effettuata solo nel caso si abbia la certezza che non esistano lesioni in tale sede e alla colonna. In questa ultima evenienza, se il midollo spinale è stato lesionato si può instaurare uno stato di shock dovuto ad una perdita dei meccanismi di vasocostrizione spiegati sopra.

Ricapitolando quindi la gestione delle emorragie e la copertura termica sono i due nostri compiti principali. A tale proposito esiste in commercio un telino termico oro/argento di piccole dimensioni che possiamo conservare all'interno del nostro veicolo. Avvolgendo l'infortunato in questo telo con il lato oro verso l'esterno riduciamo la perdita di calore e il conseguente aggravamento dello stato di shock in attesa dei soccorsi. Il controllo delle funzioni vitali va effettuato contemporaneamente.

LE EMORRAGIE

Con il termine emorragia si intende la fuoriuscita di sangue dal sistema circolatorio.

In un incidente stradale molto spesso ci troveremo a dover affrontare una eventualità di questo tipo ed è quindi importante avere le idee chiare su cosa fare. Se il sanguinamento è visibile perché sono presenti delle ferite parleremo di emorragia esterna. E' altrettanto importante però tenere presente che spesso, e ciò vale in particolar modo nei traumi gravi, il sangue si può raccogliere in cavità all'interno dell'organismo e non dare segni diretti di sé. E' proprio in questi casi che è fondamentale capire la gravità della situazione ed agire prontamente.

In un incidente motociclistico così come in caso di impatti a forte velocità dovremmo sempre sospettare anche in assenza di segni evidenti un sanguinamento interno che verrà escluso con certezza solo in ambito ospedaliero.

Talvolta le emorragie interne si manifestano verso l'esterno.

In un trauma cranico ad esempio potremmo osservare la fuoriuscita di sangue dall'orecchio e dal naso, in un trauma toracico potrebbe esserci della schiuma mista a sangue che esce dalla bocca.

Quali sono i sintomi che ci devono allarmare, oltre alle circostanze, soprattutto quando il sangue non è visibile?

Vale la pena come prima cosa chiarire un paio di concetti di anatomia e fisiologia di base. Il sangue circola nel nostro organismo in un sistema di condotti grazie all'azione del cuore. I vasi sanguigni si distinguono in arterie che partono dal cuore stesso e si diramano fino a dare vasi microscopici che sono i capillari. Da qui originano vasi via via di maggiori dimensioni che confluiscono nelle vene e riportano il sangue al cuore. Quando per un qualche motivo un vaso si rompe, il sangue si riversa all'esterno del vaso stesso.

Se il sanguinamento prosegue il cuore inizia a pompare più velocemente per permettere al sangue che rimane di raggiungere i tessuti. La persona diventa pallida perché il sangue viene richiamato agli organi più importanti e se l'emorragia non si ferma, lentamente la pressione del sangue scende. E' quello che viene definito uno stato di shock e di cui abbiamo parlato prima.

Quando arriviamo sul luogo di un incidente, accertata la sicurezza della scena e lo stato di coscienza dobbiamo osservare l'eventuale presenza di ferite e valutare la loro gravità. Le emorragie si possono distinguere in base ai vasi conivolti.

Le emorragie arteriose interessano le arterie che sono i vasi che partono dal cuore. Il sangue in questo caso uscirà a fiotti o zampilli sincroni con il battito cardiaco. Se non interveniamo prontamente la persona è a rischio di vita, le emorragie arteriose non si arrestano da sole.

Nel caso in cui siano invece interessate delle vene (caso più frequente perché le vene scorrono più in superficie rispetto alle arterie) il sangue uscirà in modo continuo. Il colore non è un modo per discriminare i due tipi di sanguinamenti.

Le emorragie capillari per concludere sono quelle meno gravi perché interessano piccoli vasi e spesso si arrestano spontaneamente.

Come ci dobbiamo quindi comportare di fronte ad una emorragia?

Regola numero uno è la nostra sicurezza, indossiamo dei guanti che dovremmo sempre avere in auto per evitare il contatto con il sangue e i liquidi organici. La prima manovra da usare è la tecnica della compressione diretta.

Applichiamo una garza possibilmente sterile sulla ferita, poi sovrapponiamo un rotolo di garza ed eseguiamo una fasciatura compressiva (in caso va bene anche un indumento). Tale fasciatura ha lo scopo di esercitare una pressione sulla ferita stessa e cercare di fermare l'emorragia. Se la lesione è ad un arto possiamo sollevarlo per diminuire il sanguinamento e usare del ghiaccio (mai direttamente a contatto con la cute).

In tal modo si riescono a tamponare circa il 90% delle emorragie.

Nel caso in cui e solo nel caso in cui queste manovre non dovessero arrestare il sanguinamento si può ricorrere a due tecniche estreme che non sono scevre da rischi importanti.

Si tratta delle tecniche dei punti di compressione e del laccio emostatico arterioso.

In alcune parti del corpo le arterie scorrono vicino a superfici ossee e una pressione esercitata in questi punti può interromperne il flusso verso la periferia. In alternativa possiamo utilizzare un laccio emostatico. Questo si può ottenere usando un pezzo di stoffa della larghezza di almeno 5 cm, fili e oggetti taglienti sono assolutamente da evitare. Tale laccio va stretto fino ad arrestare il sanguinamento. E' fondamentale segnare l'ora di applicazione sulla fronte dell'infortunato.

Ovviamente queste due tecniche comportano anche un arresto del circolo a valle rispetto al punto di applicazione e quindi una mancanza di ossigenazione in queste zone. Per tali motivi il laccio va applicato solo in caso di reale necessità ovvero solo alle radici degli arti, solo quando nonostante bendaggio compressivo, ghiaccio e sollevamento dell'arto l'emorragia continuasse e in caso di amputazione.

A tale proposito vale la pena spiegare che se siamo in presenza di una parte amputata questa va inserita in un sacchetto che deve essere chiuso e a sua volta inserito in un secondo sacchetto che contenga del ghiaccio. Questo non deve mai venire a contatto diretto con la parte. Se ci troviamo di fronte a corpi estranei o a segmenti ossei sporgenti non dobbiamo assolutamente toccare niente e ci limitiamo ad effettuare se necessario una compressione intorno alle lesioni o una compressione a distanza. Una volta arrestato il sanguinamento ci occuperemo delle manovre "antishock" che andiamo ad analizzare più avanti.

IL TRAUMA CRANICO

Il trauma cranico è un evento frequente negli incidenti stradali. Si stima che circa la metà dei traumi cranici riconosca la propria causa in tali evenienze, con un picco di incidenza in età giovanile. Spesso in un politraumatizzato è presente un trauma cranico.

A seconda della gravità si possono dividere in tre categorie: in quelli cosiddetti leggeri non vi è perdita di coscienza neppure temporanea, in quelli di media gravità c'è una perdita di coscienza o durante o subito dopo l'incidente mentre in quelli gravi la perdita di coscienza è persistente con uno stato di coma.

Dal punto di vista dei meccanismi il trauma cranico si può verificare per una brusca decelerazione (come negli impatti frontali) o per una improvvisa accelerazione (ad esempio se si è urtati da un'auto in corsa). Le lesioni coinvolgono i tessuti esterni con ferite, le ossa con fratture e il tessuto cerebrale con contusioni e lacerazioni.

Come riconoscere quindi se siamo in presenza di un trauma cranico e di quale gravità?

Innanzitutto valgono sempre le regole esposte sopra. Mi assicuro quindi che non ci siano pericoli mi avvicino al paziente e valuto lo stato di coscienza. Una alterazione dello stato di coscienza, sonnolenza, una perdita anche temporanea della coscienza, una amnesia, uno stato di irrequietezza mi devono fare sempre sospettare un trauma cranico.

Se la persona mi risponde potrebbe essere confusa, parlare in modo inappropriato o emettere solo dei versi. Possono essere presenti vomito non preceduto da nausea, capogiri, dolore. Potrei osservare anche delle convulsioni. La fuoriuscita di sangue dall'orecchio o dal naso potrebbe anche nascondere un trauma cranico con un sanguinamento interno.

Anche una differenza del diametro delle pupille mi può orientare in tale direzione, ma qui entriamo già nel campo "medico" e mi atterrei ai segni descritti sopra. Una cosa importante da tenere ben presente è che di fronte ad un sospetto trauma cranico devo sempre trattare il paziente come se avesse un associato trauma vertebrale cervicale. Il traumatizzato cranico va continuamente osservato e valutato perché spesso le sue condizioni cambiano repentinamente. Se il paziente è cosciente mi limiterò a tranquillizzarlo, mi posizionerò alla testa per evitare pericolosi movimenti del collo, lo coprirò con una coperta ed attenderò l'arrivo dei soccorritori. In caso contrario dovrò procedere con la sequenza descritta nel capitolo del basic life support (valutazione della respirazione e se assente rianimazione).

IL TRAUMA VERTEBRALE

La colonna vertebrale rappresenta l'asse di sostegno del corpo. E' costituita da 33-34 vertebre sovrapposte (suddivise in 7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee) che formano un canale al cui interno si trova il midollo spinale. Le vertebre sono spesso interessate da traumi negli incidenti stradali.

Le cause principali sono il mancato utilizzo della cintura di sicurezza e il colpo di frusta conseguente ad una brusca decelerazione. Come regola fondamentale è indispensabile considerare tutti i pazienti che abbiano subito un incidente come potenziali traumatizzati della colonna finchè non venga provato il contrario. Per questi motivi tale struttura va sempre protetta e il paziente deve essere mobilizzato se necessario con adeguati presidi finchè non si escluda una lesione a tale livello.

Infatti come abbiamo detto sopra e come ripetiamo ancora una persona cosciente non deve essere assolutamente spostata salvo la presenza di pericoli di vita imminenti. Una persona che abbia subito un trauma cranico è ad elevato rischio di presentare anche un trauma cervicale e deve essere immobilizzata precocemente utilizzando un collare rigido. Lo spostamento può avvenire tramite la tavola spinale presente sui mezzi di soccorso.

Le lesioni della colonna possono interessare solo la struttura ossea ma se viene danneggiato anche il midollo spinale si avranno dei conseguenti danni neurologici. La presenza di dolore, disturbi della sensibilità, paresi o paralisi flaccida degli arti sono fortemente sospette per una lesione di questo tipo. Già la dinamica dell'incidente (forti accelerazioni o decelerazioni) ci devono allarmare. Di fronte alla presenza di dolore ci limitiamo quindi a tranquillizzare il paziente, non muoverlo, immobilizzare precocemente il capo magari posizionandoci dietro la testa e trattenendolo con le mani. La copertura termica anche in questo caso è fondamentale. In caso di trauma vertebromidollare dovremo anche affrontare uno stato di shock dovuto alla dilatazione dei vasi (come spiegato nel precedente capitolo) con conseguente perdita di calore e peggioramento del danno.

IL TRAUMA TORACICO

Anche i traumi del torace rivestono un ruolo importante negli incidenti stradali. La gabbia toracica è formata dallo sterno anteriormente, dalle coste e dalla colonna dorsale posteriormente. Al suo interno si trovano il cuore, i due polmoni e i grandi vasi. Tutte queste strutture sono suscettibili di subire un danno e come si può facilmente immaginare spesso le lesioni sono molto gravi o mortali. I due polmoni sono contenuti all'interno di due "sacchi" rappresentati dalle pleure, in cui vi è una pressione negativa.

Quali sono i segni più caratteristici di un trauma toracico?

Eventuali ematomi possono essere già indicativi. L'infortunato sarà dispnoico, ovvero farà fatica a respirare, potrò osservare la cianosi che è il colorito bluastro della cute e delle mucose dovuto a rallentamento del circolo periferico. Potrà emettere una bava schiumosa mista a sangue con il respiro, lamenterà dolore, nei casi più gravi andrà incontro ad un progressivo stato di shock. C'è una evenienza gravissima da ricordare. Si tratta dello pneumotorace.

Come abbiamo accennato prima i polmoni solo all'interno di due sacchi ermetici. Se una ferita passa la parete toracica e lede una di queste membrane, l'aria comincia ad entrare nella ferita stessa e il polmone non potendosi più espandere per l'aumento di pressione collasserà. Se non si interviene prontamente l'infortunato andrà incontro alla morte. I segni che ci indicano una situazione di questo genere oltre alla dispnea sono rappresentati dalla presenza di una ferita toracica "sbuffante" e da movimenti anomali del torace stesso. In tale evenienza esiste una medicazione a valvola costituita da una garza ricoperta da materiale impermeabile e aperta su un angolo da applicare per fare in modo che l'aria non possa entrare. In tutte le evenienze comunque è importante posizionare la persona semiseduta, ovvero con le gambe distese e il torace sollevato per farla respirare meglio. Allo stesso scopo possiamo nel caso in cui non sussistano altre lesioni metterla sul lato ferito. Il polmone verso l'alto potrà ventilare meglio. Ribadiamo ancora una volta l'importanza della protezione termica.

IL TRAUMA ADDOMINALE

Accanto ai traumi cranici, vertebrali e toracici troviamo i traumi addominali. All'interno dell'addome si trovano organi importanti e corrono grossi vasi. Le lesioni possono essere aperte e quindi osserviamo delle ferite ma anche chiuse da contusione, scoppio o stiramento con lacerazione di organi interni per improvvise accelerazioni o decelerazioni. L'infortunato se cosciente lamenterà dolore, l'addome potrà apparire duro al tatto, potrò osservare degli ematomi.

E' possibile la comparsa di vomito con sangue e se le lesioni sono importanti si presenterà il quadro dello shock. Le misure da adottare nel primo soccorso sono le seguenti. L'infortunato non dovrà essere mobilizzato se cosciente, sarà possibile fargli adottare una posizione a gambe flesse che riduce la tensione addominale ed il dolore ma solo nel caso in cui non vi siano lesioni agli arti inferiori, utilizzando qualcosa di morbido come spessore da posizionare sotto le ginocchia.

Le emorragie esterne se presenti andranno tamponate, la persona dovrà essere coperta in attesa dell'arrivo dei soccorsi. In caso di eviscerazione, lesione della parete addominale con fuoriuscita di organi, facilmente parte dell'intestino, non si deve tentare di spingerli all'interno ma ci si limita a coprire se possibile con materiale sterile. In generale, ma in particolare modo in caso di lesioni addominali non si deve mai dare niente da bere all'infortunato anche se lamenta sete!

Spesso nei traumi addominali vengono interessate anche le ossa del bacino. Ciò comporta sempre una emorragia interna importante (è possibile la comparsa di ematuria, ovvero sangue nelle urine) e un conseguente stato di shock. Valgono le stesse regole spiegate sopra e va prestata molta attenzione alle condizioni del paziente, condizioni che potrebbero aggravarsi prima dell'arrivo dei soccorsi.

LE FRATTURE

Nel nostro corpo sono presenti più di 200 ossa. Queste hanno la funzione di sostegno ma servono anche a proteggere gli organi vitali (basti pensare alla scatola cranica o alla gabbia toracica). Le ossa si rapportano tra loro attraverso le articolazioni e i legamenti e presentano l'inserzione dei tendini che le collegano alle strutture muscolari. Quando per un qualsiasi motivo venga superata la capacità di resistenza dell'osso si genera una frattura.

Esistono vari tipi di fratture in base ai meccanismi e all'aspetto. Ai fini del primo soccorso sulla strada ci interessa sapere che le fratture in questo caso sono di origine traumatica e possono essere chiuse e quindi non visibili direttamente oppure esposte quando l'osso si rompe e il moncone fuoriesce dalla cute. In questo caso vi è la certezza della presenza della frattura e un aggiuntivo rischio di infezione in tale sede.

Quali sono i sintomi e i segni che ci devono fare sospettare una frattura?

L'impossibilità al movimento, il dolore, la presenza di ematomi, la tumefazione e un aspetto deformato sono fortemente sospetti per una frattura. Anche la dinamica dell'incidente ci può orientare verso una lesione di questo tipo.

Ad ogni modo in tutti i casi vi è una perdita di sangue che può essere notevole ed un rischio di shock per la conseguente emorragia interna. Di fronte ad un incidente stradale dobbiamo sempre sospettare la presenza di una frattura e quindi come spiegato all'inizio del manuale se la persona è cosciente andrà evitato qualsiasi movimento salvo la presenza di pericoli imminenti.

Chiederemo all'infortunato dove sente dolore e ciò ci orienterà sulla localizzazione di eventuali traumi. Considerando che ci troviamo sulla strada e abbiamo chiamato il 118 tutte le manovre di immobilizzazione saranno demandate ai soccorritori avanzati. Noi ci limiteremo quindi a tranquillizzare il paziente e ad osservare che non si muova, lo copriremo con una coperta o degli indumenti dopo aver eventualmente tagliati gli abiti per vedere se ci sono lesioni evidenti.

Non scordiamo che se sotto ai pantaloni è presente una frattura esposta questa sanguinerà con il rischio di uno stato di shock. In questo caso provvederò a coprire con garze sterili la lesione e ad effettuare una medicazione compressiva intorno al moncone, trattandolo come un corpo estraneo. (eventuale compressione a distanza).

E' assolutamente da evitare il tentativo di riallineare l'osso, di far rientrare il moncone sporgente. Come abbiamo accennato all'inizio del capitolo le ossa si rapportano tra loro tramite le articolazioni. Se per un trauma questo rapporto si altera ne deriverà una lussazione o una distorsione. Nel primo caso la perdita dei rapporti articolari sarà completa. Ciò capita frequentemente alla spalla. La struttura apparirà deformata e anomala. Nel caso di distorsione la lesione sarà incompleta. In entrambi i casi come per le fratture eviterò qualsiasi movimento, coprirò l'infortunato, se dovessi avere a disposizione del ghiaccio lo applicherò sulla zona interessata con una garza di protezione ed attenderò i soccorsi.

Continua a seguici su Facebook

seguici

Amici Accademici

425569
Oggi
Ieri
Questa settimana
Ultima settimana
Questo mese
Ultimo mese
Tutti
520
926
2157
413324
33906
38797
425569

Your IP: 54.162.10.211
2017-09-26 09:07

La tua Accademia in Franchising

Franchising accademia italia

Sei un istruttore / insegnante e vuoi metterti in proprio? Il franchising accademia italia è la soluzione per te!

Scopri Come

Please publish modules in offcanvas position.